23 • Stella

Il mio Cammino di Santiago dell’agosto del 2007 era giunto a Leon. Mi trovavo in una delle vie nei pressi della cattedrale a fare due chiacchiere con un pellegrino di Roma, quando vidi arrivare una pellegrina che salutò il mio interlocutore e poi andò via.

La mattina successiva rividi la stessa pellegrina in prossimità della Virgin del Camino e si accingeva a percorrere una via alternativa. Ci saremmo poi incontrati nuovamente nell’albergue di Hospital di Orbigo. La invitai a cenare insieme e mi raccontò la sua storia.

Il mondo è davvero piccolo: scoprimmo che eravamo vicini di casa. La mattina successiva camminavamo insieme verso ovest. Ascoltai in silenzio i racconti di una donna di mezza età in fase di cambiamento. Attraverso il Cammino di Santiago stava trovando l’opportunità di stare con sé stessa e fare il punto della situazione.

Il camminare in mezzo alla natura seguendo dei segnali, era per lei, così come molti dei pellegrini, il motivo per trovare nuovi stimoli e nuove motivazioni.

Il fatto di ritrovarsi a parlare di sé stessi e della propria vita senza la paura di essere giudicati, aiuta ad aumentare la consapevolezza di dove siamo e dove vogliamo andare. Quante volte ci capita nel quotidiano l’occasione di fermarci e ascoltare il nostro respiro?

È davvero semplice. Quante volte lo facciamo? Con Stella trascorsi un giorno e mezzo in Cammino e le nostre ombre si incrociarono più volte. I nostri passi procedevano spediti e attenti uno dopo l’altro, uno dietro l’altro, perché per raggiungere qualsiasi obiettivo si procede compiendo azioni sequenziali avendo la pazienza e l’umiltà di procedere senza alcuna premura per evitare di cascare in fallo.

Il nostro incontro fu speciale e non casuale come tutto, d’altronde, accade nel quotidiano e di cui ci accorgiamo quando facciamo attenzione. È come se ci fosse un equilibrio e tutto ciò che succede ha sempre un senso che in un modo o nell’altro va accettato.

Stella accettò il cambiamento che stava avvenendo nella sua vita e si comportò di conseguenza consapevolmente. La nostra è un’amicizia “pellegrina” e spesso ci capita ancora di confrontarci facendo due passi insieme.

Intraprendere un qualsiasi cammino da soli ci permette di imparare ad ascoltare noi stessi e ci predispone all’accoglienza dell’altro oltre che al confronto, ma fare il cammino in due moltiplica le possibilità, perché il Cammino è individualità e condivisione allo stesso tempo.